venerdì 24 aprile 2009

Terremoto in Abruzzo, crolla il G8 a La Maddalena

Chi si dice stupito dello scippo del G8 alla Sardegna o è in mala fede o è uno sciocco. La decisione (del Governo Prodi e della Giunta Soru) di organizzare questo importante evento mondiale a La Maddalena non è mai piaciuta a Berlusconi.


Ugo Cappellaccio si fa scippare il G8

Il nostro caro amico Silvio Berlusconi non ha mai nascosto di voler evitare di fare il G8 in Sardegna. Ha provato più volte a spostarlo, con varie scuse. All'inizio dicendo che i lavori erano in alto mare e non si sarebbero potuti concludere in tempo cercò di spostarlo a Napoli (era il tempo dell'emergenza rifiuti). Poi tolse i fondi ai lavori per il G8, mettendo nei guai Bertolaso. Sempre con l'intento di scipparci il G8. Ora finalmente ci è riuscito.

Provvidenziale è stato il tragico terremoto in Abruzzo. Per vari motivi. Prima di tutto, togliendo il G8 alla Sardegna il Governo non sarà costretto a ripristinare i fondi per l'ultimazione dei lavori, le imprese che speravano di guadagnarci almeno le briciole ci rinuncino, non vedranno neppure quelle. Le imprese che stavano portando avanti importanti lavori, ci mettano una pietra tombale sopra.

La Regione aveva fatto la sua parte, mettendo importanti risorse per questo evento. Pensate che proprio pochi giorni fa, il 20 aprile, con la delibera n. 18/49 la mia Giunta Cappellaccio aveva previsto di destinare risorse regionali per alcuni interventi urgenti per il G8. Perchè? Semplicemente perchè lo Stato aveva cancellato i fondi, dunque la Regione si è vista costretta a metterci i soldi suoi. E non sono pochi, ben 2 milioni e 600mila euro per il prolungamento della pista di volo dell'aeroporto Olbia - Costa Smeralda e lo spostamento della SS 125.

Ora con la scusa di un risparmio di 200 milioni di euro (come se in Abruzzo non si debbano prendere misure di sicurezza) il Governo Berlusconi ha deciso di mandare in fumo tutto quanto e spostare il G8 a L'Aquila. Togliere il G8 alla Sardegna, non significa solo che non vedremo più i fondi che ci sono stati tolti (primo fra tutti quelli della Sassari-Olbia), ma i lavori iniziati potrebbero non vedere mai la fine. Col G8 sparisce anche il corridoio speciale, per cui niente più procedure rapide.

Così Berlusconi prende due piccioni con una fava, da un lato riesce finalmente a toglierci il G8, come aveva sempre voluto fare, dall'altra porta le procedure accelerate e i fondi a L'Aquila. Così nella vetrina internazionale non ci sarà più la Sardegna, sparita in un angolino buio e senza fondi, ma ci sarà l'Abruzzo, ma soprattutto ci sarà Berlusconi, che per mezzo dei volontari, dei pompieri, della protezione civile, ecc. ha affrontato il disastro dei crolli e delle morti con tanta rapidità ed efficienza. E finchè dura questo vento positivo dei soccorsi Berlusconi lo vuole sfruttare, portando li il G8, cancellando le polemiche sulla prevenzione e la preparazione dei soccorsi, nascondendo per quanto possibile tutte le polemiche sulle imprese che hanno costruito gli edifici crollati come castelli di carte, ecc.

Cosa resta alla Sardegna? Un insieme di immobili e strutture varie a buon punto, ma che con tutta probabilità resteranno degli incompiuti ora che non ci sono più i fondi né le procedure speciali accelerate.

venerdì 17 aprile 2009

Confronti tra passato e presente

Ieri abbiamo avuto non poche notizie, la Rockwool chiude (lasciando a casa un centinaio di lavoratori diretti e altrettanti dell'indotto), l'inutile Maninchedda propone una cosa già proposta dalla scorsa Giunta (presentandola come idea geniale tutta sua) su Tuvixeddu, io mi incontro con Tom Barrack su temi che resteranno segreti.


Chiude la Rockwool di Iglesias

Proprio una strana giornata, è cominciata così, con la notizia del portavoce della Rockwool sulla chiusura dell'industria di produzione e lavorazione di lana di roccia. Un altro duro colpo per l'iglesiente, ma non era inatteso, sono mesi ormai che si preannunciava la chiusura dello stabilimento. Ma non era elettoralmente rilevante come l'Eurallumina, dunque il Governo non si è mosso.

ROCKWOOL - Si tratta di una multinazionale danese, con cui la Regione non ha potuto e non potrà confrontarsi alla pari. Sarebbe servito l'intervento del Governo, come c'è stato per l'Eurallumina. Ma visti i risultati, non sarebbe andata diversamente per i lavoratori della Rockwool. Infatti per i lavoratori dell'Eurallumina l'intervento del Governo è stato irrilevante.

TUVIXEDDU - L'altra novità riguarda Tuvixeddu e l'inutile idea che è venuta all'inutile presidente della Commissione Bilancio. Non è proprio una novità, si tratta infatti di una proposta già avanzata a suo tempo dalla Giunta Soru e respinta con sdegno da Cualbu. Ma andiamo con ordine. L'inutile Maninchedda vistosi puntare i riflettori per la sua nuova carica istituzionale di presidente della Commissione Bilancio ha dato sfogo alla fantasia, e che fantasia.

Prima la dura lotta contro i residui passivi, poi quella per utilizzare in altro modo i fondi per il Bètile. E ora la voglia di riscattare Tuvixeddu.

Nella sua frenesia di popolarità, riguardo al Bètile aveva fatto una magra figura proponendo di utilizzare per l'istruzione i fondi vincolati per i beni culturali. Ancor più triste figura aveva fatto per i residui passivi, secondo lui somme non spese (anche se poi ha dato la colpa a L'Unione Sarda e La Nuova di aver interpretato male il suo pensiero, ma anche quando scrive di suo pugno la situazione non cambia).

Infine eccoci alla novità della settimana. Maninchedda vorrebbe venissero utilizzati i fondi destinati al Bètile (che evidentemente gli sta proprio antipatico) per comprare Tuvixeddu. Secondo Maninchedda infatti, "l'unica via di uscita per la questione Tuvixeddu è acquistare le aree". L'ex assessore Gian Valerio Sanna però ci ricorda che:
"la precedente giunta regionale ha avuto il coraggio di proporre una transazione al contenzioso con Coimpresa e più, senza penalizzare la Regione con il taglio di un progetto strategico come il museo del Betile che un uomo che si professa 'di cultura' [si riferisce a Maninchedda NdR] dovrebbe percepire come un intervento fondamentale per la valorizzazione storica e turistica del vasto patrimonio culturale della Sardegna"


La proposta della Giunta Soru prevedeva l'acquisto dell'area archeologica per una somma pari a 15 milioni di euro più una serie di edifici militari dismessi (dalla caserma Ederle sino ad alcune strutture in viale Colombo) a titolo di compensazione. Ma la società di Cualbu, Coimpresa rigettò l'offerta, chiedendo atti formali.

Oggi Maninchedda, propone di acquistare le aree archeologiche di Tuvixeddu, e Cualbu che fa? Dice: "Non ci sarebbe problema". Come cambiano le reazioni a seconda di chi fa le proposte. Certo, se a farti la proposta è la parte politica per cui hai festeggiato la vittoria elettorale con tanto di bicchieri e spumante, allora si che puoi accettarla.

Adesso si aprono nuove strade, prima di tutto se questa iniziativa verrà portata avanti diremo definitivamente addio al Bètile e ai fondi per i 150 anni dell'Unità d'Italia associati al progetto del Bètile. Poi pagheremo a peso d'oro una parte dell'area archeologica di Tuvixeddu-Tuvumannu. Ma verrà lasciata a Coimpresa la possibilità di costruire nel resto dell'area. E' infatti molto probabile che l'edificabilità delle aree che Cualbu sarebbe pronto a vendere alla Regione possano essere messe in pericolo da eventuali ricorsi al Tar (o da altre sentenze). Ragion per cui, venderle alla Regione (specie se a caro prezzo) sarebbe un affare per Culabu.

L'INCONTRO - Ieri ho incontrato Tom Barrack, per discutere di varie cose, il contenuto della discussione è segreto, anche se non vi sarà difficile immaginarne il tema principale dato il ruolo di Tom nelle coste della Sardegna e la politica del mattone di questa mia Giunta. Quando era stato Soru a incontrare riservatamente Tom Barrack, l'Udc tuonò: "Soru dovrebbe rendere noto ai sardi il contenuto dell'incontro". Scommettete che questa volta nessuno avrà nulla da ridire?

Come vedete le stesse cose (o quasi) fatte (o dette) da persone diverse suscitano reazioni opposte e una situazione identica che però coinvolge persone e/o imprese diverse non suscita le medesime reazioni politiche.

mercoledì 15 aprile 2009

La rassegna stampa commentata da Ugo #6

La giunta:primo maggio,negozi aperti
"Niente più negozi chiusi il 25 aprile e 1° maggio: la novità in un ddl della Giunta regionale. Negozi aperti il 25 aprile e primo maggio. È la risposta che la Giunta regionale intende dare ai commercianti della Sardegna che da tempo chiedevano una deroga all’obbligo di chiusura degli esercizi prevista nei giorni festivi."

Peccato che a Pasquetta, che non rientra nei giorni di chiusura obbligatoria, i negozi a Cagliari fossero tutti chiusi. Il motivo? I negozianti dicono che i costi per mantenere aperto il negozio sono superiori agli eventuali ricavi dalle vendite.

Tassa sul lusso: il pollice verso degli albergatori
"«Ai turisti che scelgono la Sardegna dovremmo offrire un premio. Non certamente vessarli con la tassa di soggiorno». Giorgio Maccioccu, presidente di Confturismo Federalberghi delle province di Sassari Gallura, fa pollice verso all’ipotesi di reintrodurre il balzello a discrezione dei singoli Comuni."

In tutta Italia (e pure in Sardegna dunque) le strutture riccettive sono generalmente più costose di altri Paesi a vocazione turistica. E non sempre questo maggior costo è giustificato dalla qualità. Dunque prima di lamentarsi di un piccolo biglietto di ingresso del Comune (che sostiene dei costi per le affluenze turistiche) dovrebbe pensare al fatto che ad esempio sempre meno turisti scelgono gli alberghi perchè troppo cari.

Sui muri l'ira degli imprenditori
"«La gente deve sapere che i politici dell'Isola non hanno fatto nulla per fare in modo che l'organizzazione del G8 a La Maddalena avesse la giusta ricaduta economica sulle imprese sarde»."

Gli appalti per il G8, come tutta l'organizzazione del G8 sono stati affidati a Bertolaso direttamente dal Governo. La Regione non può inventarsi regole per gli appalti, occorre rispettare normative europee, normative che impongono ad esempio che le imprese che partecipano alla gara abbiano un certo fatturato, o abbiano realizzato precedentemente dei lavori simili. Sono mesi e mesi che la Regione implora le imprese sarde (generalmente di ridotta dimensione se paragonate alle concorrenti) di unirsi per poter partecipare alle gare. Questo appello è stato ignorato, con la speranza che la nuova Giunta potesse far vincere gli appalti alle imprese sarde per magia. Non è stato così ovviamente e ora i coccodrilli piangono.

Inutile entusiasmo per il corallo

Ieri la Giunta Cappellaccio ha fatto tante delibere, tra le quali una riguarda la pesca del corallo, regolamentata dal 1979, per evitare che sparisca questa importante risorsa. A sentire L'Unione Sarda la scorsa Giunta aveva bloccato la pesca, mentre ora si può ripartire, ma non è così.


Il corallo in Sardegna

In un articolo de L'Unione Sarda c'è scritto:
"Con una delibera proposta dall'assessore all’Agricoltura, la Regione ha sbloccato la pesca del corallo. Le licenze sono 30. Nuove regole per la pesca del corallo in Sardegna. Il prelievo, a una profondità non inferiore a 80 metri, è consentito per cinque mesi e mezzo, dal primo maggio al 15 ottobre di ogni anno."


In realtà la pesca del corallo era già stata sbloccata nel 2007, visto che il "Decreto dell'Assessore della difesa dell'ambiente n. 10 del 10 luglio 2007, che aveva interdetto la pesca del corallo in Sardegna per l'anno 2007, è stato sospeso dal TAR Sardegna - in sede cautelare - in quanto è stata valutata positivamente la probabilità dell'esito favorevole del ricorso presentato avverso il citato decreto". Quel decreto si basava sulla delibera della Giunta n. 20/10 del 2006, che interrompeva la pesca del corallo per tutto il 2007 per precauzione, mancando i dati scientifici relativi alla consistenza della risorsa.

Nel 2007 e nel 2008 i dati sono stati raccolti, e sulla base di quei dati è stata fatta la delibera del 2008 che fissava a quattro mesi e mezzo il periodo di pesca e in 20 il numero massimo di licenze.

Andiamo dunque a leggere la delibera n. 31/18 del 27 maggio 2008 della Giunta Soru:
"la pesca del corallo inizia il 1° giugno e si conclude il 15 ottobre di ogni anno [...] l'esercizio della pesca è consentito, a profondità non inferiori a 80 metri [...] la tassa annua per il rilascio dell'autorizzazione è stabilita in euro 1.000 [...] il numero totale delle autorizzazioni che non potrà comunque essere superiore a 20"


Il tutto secondo quanto disposto dalla Legge regionale 59/1979 e sulla base di risultanze scientifiche.

Anche la delibera della Giunta Cappellaccio, Delibera n. 17/13 del 14 aprile 2009 si basa sugli studi scientifici (eseguiti nel 2008), che evidentemente hanno dato un risultato sulla consistenza della risorsa nel 2009 migliore di quanto non fosse l'anno passato. Ed è per questo che l'Assessore Prato ha potuto incrementare il periodo di pesca portandolo da 4 mesi e mezzo a 5 mesi e mezzo e aumentando le licenze da massimo 20 a massimo 30:
"la pesca del corallo inizia il 1° maggio e si conclude il 15 ottobre di ogni anno [...] l'esercizio della pesca è consentito, a profondità non inferiori a 80 metri [...] la tassa annua per il rilascio dell'autorizzazione è stabilita in euro 1.000 [...] il numero totale delle autorizzazioni che non potrà comunque essere superiore a 30"


Insomma, un mese di pesca in più e 10 licenze in più, perfino la tassa annua è rimasta uguale. E' questo che L'Unione Sarda considera sbloccare la pesca del corallo. E' lo stesso assessore Prato ad ammettere che queste modifiche si sono potute fare solo perchè "le condizioni attuali di sfruttamento del corallo, che si concentra prevalentemente lungo le coste occidentali e settentrionali della Sardegna, sono tali da consentire il prelievo a un maggior numero di operatori per un periodo più esteso rispetto a quanto previsto nel 2008". Attuali dunque, prima non lo consentivano. Infatti nel 2007 mancavano gli studi scientifici adeguati e per precauzione si era deciso di bloccare tutto finchè non fossero stati disponibili dei dati, l'anno scorso invece gli studi scientifici hanno consentito 20 licenze e 4 mesi e mezzo di pesca.

Insomma, la situazione si era sbloccata già l'anno scorso, senza dover scomodare l'assessore Prato, che ha solo proseguito sulla strada iniziata nel 1979.

martedì 14 aprile 2009

Si riprende dopo il mio meritato riposo

Cari elettori, oggi riprendono i lavori in Commissione Bilancio per portare avanti il più rapidamente possibile l'approvazione della Finanziaria 2009. In questi giorni mi sono riposato, ero veramente stanco.


Funerali di Stato in Abruzzo. Cappellaccio Ugo. Assente

Saranno stati tutti quegli inutili viaggi a Roma, o tutte quelle lunghe sedute per scegliere chi mettere nelle varie poltrone, ma in questi ormai quasi due mesi mi sono stancato come mai in vita mia.

Per questo motivo venerdì non sono andato ai funerali di Stato in Abruzzo. E dire che c'erano tutti, ma non io. Abbiamo pure diffuso questa nota:
"per inderogabili motivi istituzionali non ha potuto partecipare ai funerali di Stato che si sono svolti in Abruzzo enon potrà esser presente alla cerimonia di commemorazione annuale in programma a Livorno per il ricordo della tragedia della Moby Pince. Il presidente è affettuosamente vicino alla famiglia di Antonica Canu, la donna di Osilo travolta dalle macerie nella sua casa abruzzese ed icui funerali si sono svolti a Coppito, ed ai familiari delle 25 vittime sarde del tragico evento del 10 aprile 1991 al largo dello scalo marittimo livornese"


Certo, direte voi, se avevi inderogabili impegni istituzionali, allora... Niente di tutto questo, ero solo stanco e non avevo voglia di fare un viaggio fuori dalla Sardegna. Sono quindi andato a Iglesias a partecipare con la mia amica Claudia Lombardo (presidente del Consiglio regionale) alla processione del Venerdì Santo.

Dovevo obbligatoriamente riposarmi, perchè da oggi riprende l'esame della Finanziaria, un campo di battaglia in cui i miei alleati, sia interni al Pdl sia esterni (dall'Udc ai Riformatori) cercheranno di infilare dentro la Finanziaria tutto quello che possono. E dire che la Finanziaria era già pronta (solo qualche modifica alla bozza presentata dalla precedente Giunta regionale) in modo da sveltire il procedimento.

A proposito della mia amica Claudia. Ha già dato prova di grande senso istituzionale, dato il suo ruolo di presidente del Consiglio regionale, accettando il ruolo di vice coordinatrice del Pdl in Sardegna. Dimostrando di voler mantenere quell'equidistanza che avevo annunciato nel mio discorso di insediamento: "L'imparzialità è fondamentale per il lavoro del consiglio regionale".

sabato 11 aprile 2009

I giochi per Pasquetta

Tra domani e lunedì molti di voi andranno a farsi una scampagnata, voglio così consigliarvi qualche attività ludica per farvi passare il tempo in compagnia e felicità.

Corsa coi sacchi



Ruba bandiera



Gare di tuffi (nella vasca della miniera di Furtei)



Buona Pasqua, ci vediamo martedì o mercoledì.

venerdì 10 aprile 2009

La rassegna stampa commentata da Ugo #5

Sulla crisi industriale del Sulcis il governo Berlusconi è latitante
"Mentre si lascia Rusal libera da impegni in Sardegna, questa multinazionale può annunciare nuovi investimenti e partnership in Guinea e in Cina, per la realizzazione di impianti simili a quello sardo. La vicenda Eurallumina assume quindi la schietta fisionomia di una delocalizzazione di attività produttive in altre aree del mondo."


Ma per uscire dal tunnel occorre subito un serio piano di rilancio economico
"Nel dibattito svoltosi in Consiglio regionale sulle dichiarazioni programmatiche del presidente Cappellacci scarsa attenzione è stata dedicata al rapporto tra la grave situazione economica e sociale dell’isola e la crisi globale. Eppure, questa sarà inevitabilmente la questione che dominerà la politica, compresa quella regionale, negli anni della nuova legislatura. Il programma presentato non solo è generico, ma elusivo proprio su questo punto, e insiste nel proporre la vecchia linea dei due tempi e dei due piani di azione concettualmente distinti: quello dell’emergenza e quello dello sviluppo."

Di che vi stupite? L'ho detto che questa Giunta non ha una grande idea, non ha un progetto. Si torna a su connottu, niente di più, niente di meno.

Il Comune fa i dispetti al ministro Brunetta
"Peraltro non si tratta di una distrazione dell’ultima ora, come testimoniano dagli uffici romani del dipartimento della Funzione pubblica: ‹‹Da Cagliari non hanno inviato alcun documento, né per via telematica, né tramite supporto dvd. Non parliamo solo del 2007, ma anche degli anni precedenti››. Le verifiche. Insomma: niente di niente. Tanto che a una verifica sul sito www.consoc.it, il portale per la “Gestione della partecipazione di pubbliche amministrazioni a consorzi e società”, i documenti del Comune sono bianchi: tabula rasa. Eppure le poltrone occupate a nome dell’amministrazione non mancano, tra Ctm, Casic e Consorzio di gestione del parco di Molentargius-Saline."

Ma come mai, proprio il Comune di Cagliari, così trasparente. Meno male che adesso questo comportamento verrà portato avanti anche in Regione.

Seppellire i progetti dei nemici per riesumare quelli degli amici

Carissimi, la Santa Pasqua si avvicina, molti di voi apriranno l'uovo e troveranno una sorpresa. Invece per i grandi progetti approvati dalla Giunta Soru nessuna sorpresa, verranno seppelliti. In cambio stiamo riesumando dei vecchi progetti di amici e per gli amici.


Il Bètile, la firma rimangiata

Con la delibera n. 3 del 22 marzo 2006 del Cipe, alla Sardegna venivano assegnata una somma pari a 293.025.600 euro. Somma destinata alla realizzazione delle opere inserite negli Accordi di Programma Quadro (APQ).

I GRANDI PROGETTI - La ripartizione settoriale di queste somme, come indicato nella delibera n. 41/1 del 30 settembre 2007 (e allegato), era la seguente:


Poi c'è almeno il 30% delle risorse stanziate dal Cipe da utilizzare per il finanziamento di interventi di rilievo strategico per il finanziamento di opere ex delibera CIPE 121/2001, massimo il 3% per il finanziamento di studi di fattibilità relativi ad interventi da inserire nei Piani triennali predisposti dai soggetti attuatori (art. 14 l. 109/1994) ovvero di studi di fattibilità attinenti programmi Regionali di intervento e azioni di sistema massimo 0,65% per il finanziamento di azioni di carattere innovativo finalizzate all'efficace raggiungimento degli obiettivi degli APQ e di attività preparatorie di sorveglianza valutazione e controllo:

Nella stessa delibera, e più approfonditamente nella delibera n. 33/20 del 5 settembre 2009 (e allegati), vengono indicati i settori di intervento. Riportati nelle seguenti tabelle:





Ma due sono i settori di interventi che mi interessa approfondire in questa sede, quello dell'istruzione e quello dei beni culturali e in particolare alcuni interventi. Come vediamo dalle tabelle per l'istruzione tra le altre cose vengono stanziati 15 milioni di euro per il potenziamento delle strutture residenziali per studenti dell'Università di Cagliari. Per i beni culturali invece, 5 milioni di euro per il Museo regionale dell'arte nuragica e dell'arte contemporanea del Mediterraneo (completamento 1° modulo funzionale), 3 milioni per le Manifatture Fabbrica delle creatività di Cagliari.

Per quanto riguarda i beni culturali la delibera precisa:
"L'APQ Beni Culturali è stato stipulato il 30 settembre 2005 e nelle sue linee programmatiche si inserisce nella cornice normativa che deriva dal Titolo V della Costituzione e dal Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio. L'Accordo ha anticipato i contenuti della recentissima legge regionale sui beni culturali, con la quale la Sardegna per la prima volta si è dotata di uno strumento di armonizzazione delle politiche e degli interventi per la tutela, la valorizzazione e la fruizione del suo straordinario patrimonio culturale. anche attraverso la nascita del sistema regionale dei beni culturali e degli istituti e dei luoghi della cultura. Si propone, pertanto, che le risorse siano destinate prioritariamente al completamento degli interventi già previsti e parzialmente finanziati nell'APQ in questione. In particolare si prevedono ulteriori stanziamenti per il "Museo dell'Arte Nuragica e dell'arte contemporanea del Mediterraneo" (€ 5.000.000) e per "Manifatture. Fabbrica delle Creatività" (€ 3.000.000). Ulteriori finanziamenti per il completamento delle iniziative potranno essere previsti a valere su risorse di altra fonte."


FABBRICA DELLA CREATIVITA' - Per la Fabbrica delle Creatività, da realizzare nell'ex Manifattura Tabacchi di Cagliari (progetto finalizzato alla creazione di un centro di incontro, di lavoro e di formazione delle arti contemporanee), l'Accordo di Programma Quadro del 30 settembre 2005 stanziava 500mila euro per lo studio di fattibilità. Con la L.R. n. 4 dell'11 maggio 2006 (art. 16) la Regione stanzia 3 milioni di euro, sempre nel 2006 l'APQ con atto integrativo stanzia altri 800mila euro, e infine il Cipe 3/2006 come abbiamo visto ha stanziato altri 3milioni di euro.
"La "Fabbrica" è destinata a divenire un centro per attività creative in tutti i settori delle produzioni artistiche e culturali e favorirà i contatti degli operatori locali con le varie situazioni di eccellenza in campo nazionale e internazionale, con particolare riferimento al bacino del Mediterraneo, e promuoverà l'elaborazione e l'attuazione di progetti innovativi. All'interno della "Fabbrica" troveranno posto atelier per l'architettura, rivolti a fornire sostegno logistico ed operativo agli studi internazionali di architettura impegnati a sviluppare idee e proposte per la Sardegna. Lo scopo è fare in modo che il lavoro venga svolto prevalentemente nell'Isola, con il coinvolgimento di risorse locali, per favorire il più possibile la crescita culturale all'interno della disciplina architettonica e della trasformazione del territorio."


BETILE - L'altro importante progetto era il Museo regionale dell'arte nuragica e dell'arte contemporanea del Mediterraneo di Cagliari. Meglio conosciuto come Bètile, progetto da realizzare nel porto di Sant'Elia. Il bando internazionale fu vinto dalla famosissima architetta Zaha Hadid (premio Pritzker, Nobel dell'architettura). Il progetto venne apprezzato a tal punto da entrare nella lista dei progetti per i 150 anni dell'unità d'Italia.

Il Bètile è un megaprogetto da 83.500.000 euro (38 milioni fondi Cipe, 25 milioni 400 mila interventi del sistema museale e 20 milioni fondi dell'Unità d'Italia), nato con questo scopo:
"La struttura museale dovrà funzionare come centro propulsore di idee e di attività per gli altri istituti culturali della Sardegna, come luogo di sperimentazione di nuove ricerche artistiche, e svolgerà, infine, un ruolo importante nell'attivazione di processi di rigenerazione urbana nella città di Cagliari."

Il progetto venne inserito all'interno dell'accordo di programma per la riqualificazione di Sant'Elia (comprendente il Bètile, la riqualificazione abitativa, il porticciolo, il lungomare e la viabilità, più il campus universitario in viale La Playa). Accordo firmato il 28 marzo 2008 dal sindaco di Cagliari Emilio Floris su mandato del Consiglio comunale (fu proprio lui a volere che il Bètile si costruisse a San'Elia). In seguito l'accordo venne respinto dalla componente di An del Consiglio comunale di Cagliari e da alcuni esponenti di Fi. Ma anche al di fuori del consiglio comunale i pareri si dividevano, con i contrari capeggiati da Mauro Pili. An avrebbe voluto che il Bètile venisse costruito nell'ex Manifattura Tabacchi, perchè fosse in centro, o perchè in questo modo incrementasse il valore degli immobili vicini.

Ora ci sono però 20 milioni di euro del Cipe che andavano impegnati entro l'anno, il rischio è quello che siano ormai persi. Se n'è accorto anche il tuttologo Paolo Maninchedda (è la seconda volta che parlo di lui, ma purtroppo è presidente della commissione Bilancio, quindi ci sono quasi costretto), che per una volta sono andato a leggere e dice:
"Io penso che il museo sia un'avventura nata da un fraintendimento della politica populistico-estetizzante, per cui proporrò che questi soldi siano recuperati e investiti sulla scuola e sulla cultura. [...] Se la Regione vuole può riprogrammare questo finanziamento a favore di un altro intervento, sempre all'interno dell'APQ Beni Culturali, entro il 30 giugno p.v. Io penso alla scuola."

Purtroppo l'amico Paolo, confonde beni culturali con istruzione. Il vincolo del settore (quello dei beni culturali) impedisce di metterli dove si vuole, bisogna anche considerare che il progetto del Bètile è frutto di un accordo nazionale (APQ) e dell'approvazione del Cipe. Non è che solo perchè si è tuttologi si può fare ciò che si vuole.

E' importante che il Bètile resti legato ai progetti per i 150 anni dell'Unità d'Italia, che costituisce una corsia preferenziale capace di velocizzare i tempi di approvazione e realizzazione (per cui se la Giunta vuole non è impossibile realizzarlo entro la data prevista). Purtroppo i giochi politico-economici del centrodestra cagliaritano (come già accaduto per il campus universitario all'ex Sem) rischiano di seppellire anche questo progetto.

I progetti che il Comune di Cagliari ha bloccato sono molti, ma tre su tutti: la riqualificazione abitativa dei palazzoni di Sant'Elia (45 milioni di euro, progetto di Rem Koolhaas), la realizzazione del Bètile (83 milioni di euro, progetto di Zaha Hadid) e del campus universitario in viale La Plaia (110 milioni di euro, progetto di Paulo Mendes da Rocha). Tre progetti affidati a tre importanti architetti internazionali. E sono fermi anche tanti altri progetti, per i quali i soldi sono già disponibili, come le case popolari. Tutto bloccato e fermo o per questioni interne alla maggioranza in consiglio comunale o per ostruzionismo nei confronti dell'ex Giunta Regionale. Ora che la Giunta è quella Cappellaccio, si spera che il comune di Cagliari sia più ragionevole.

Ma c'è un altro motivo per il quale i progetti vennero bocciati, al comune erano abituati ad affidare i progetti agli amici, come ad esempio Tuvixeddu, la metropolitana interrata (molto più costosa del progetto di metropolitana in superficie proposto dalla Regione), e il campus diffuso.

I VECCHI PROGETTI DISSEPPELLITI - Se andate a leggere il mio Programma (La Sardegna torna a sorridere) a proposito di questi progetti potete leggere:
"Proprio la mancanza di concertazione è all'origine di difficoltà attuative di alcune grandi iniziative decise in solitudine e per ciò stesso da ridefinire totalmente: Betile, Manifattura Tabacchi, Festarch."


In realtà si tratta di progetti (Bètile e Fabbrica della creatività) in discussione da anni. E' dal 2005 che la Regione ha proposto queste idee, a lungo discusse. Dunque la concertazione non è mancata, ciò che è mancata è la collaborazione del Comune di Cagliari, ciò che è mancata è la capacità del Consiglio Comunale di evitare di strumentalizzare simili importantissimi progetti a fini politici.

Ora vi dico io cosa succederà. Come già successo per il nuovo ospedale dell'area vasta e con il campus universitario, anche il progetto del Bètile verrà cancellato. Ecco il triste elenco dei progetti seppelliti: Manifattura tabacchi, campus di viale La Playa, Bètile, Tuvixeddu, riqualificazione di Sant'Elia, metropolitana in superficie e nuovo ospedale.

Alcuni di loro spariranno, altri verranno sostituiti disseppellendo vecchi progetti. Il Bètile verrà trasferito all'ex Manifattura tabacchi (così il progetto della Fabbrica della creatività scomparirà), come vuole An. Al posto del nuovo grande ospedale si ristrutturerà quello di via Is Mirrionis (entrambi questi progetti avranno un impatto positivo sul valore degli immobili delle due zone di Cagliari). Il Campus universitario verrà sostituito da un campus diffuso (permettendo grande spreco di denaro pubblico che girerà nelle tasche di imprese e cooperative che in questi anni hanno acquistato gli immobili nel centro storico). Diremo addio alla riqualificazione di Sant'Elia. Per Tuvixeddu si porterà avanti il progetto di Cualbu (che infatti fu tra i primi a festeggiare per la mia vittoria elettorale) si torna all'accordo di programma del 2000 ed alla lottizzazione su via Is Maglias. La metropolitana di superficie viene sostituita da una costosissima metropolitana interrata (progetto del Ctm) per la quale il Cipe ha stanziato ben 60 milioni di euro (magra consolazione dei circa 4 miliardi che il Cipe ci ha tolto). Quei 60 milioni di euro rappresentano una cifra così esigua da bastare giusto per pagare qualche amico progettista.

giovedì 9 aprile 2009

Maninchedda, l'inutile supereroe contro i residui passivi

Da ieri cominciano a girare strane voci su dei residui passivi, che non sono altro che impegni di spesa non ancora pagati, in sostanza sono debiti della Regione per spese già approvate. Ci sono sempre stati, ma siccome nei bilanci speravamo di trovare qualcosa di irregolare, ci aggrappiamo su ogni stupidaggine.


Paolo Maninchedda in veste di superer(r)o(r)e

In questa inutile crociata contro i residui di spesa abbiamo mandato un inutile supereroe, il riesumato Paolo Maninchedda. Fu l'errore più grosso commesso da Renato Soru, che lo riesumò dal dimenticatoio politico nel quale era finito per metterlo nel suo listino Progetto Sardegna. Raggiunti i riflettori Paolo si emozionò e prese la sua strada abbandonando la Giunta, ora ce lo siamo presi noi. Molti di voi non si ricorderanno di lui, gli altri avranno cercato di dimenticarlo per occupare più utilmente le cellule celebrali adibite alla memoria, ad esempio per ricordare una barzelletta che non fa ridere. Inutile, ma sempre più utile di Paolo.

Ebbene, dovete sapere che Paolo Maninchedda si è scagliato contro i bilanci della Giunta Soru, dicendo che "era un bilancio dopato". Ma Maninchedda fa di più, e dice che:
"La Corte dei conti, nel 2006, denunciava l'abitudine della contabilità regionale che, utilizzando le somme accantonate in conto residui nelle voci di competenza, generava un aumento del disavanzo."


Ma è vero? Assolutamente no, e dirò di più, Paolo si confonde così tanto da fare tre errori, per capire i quali ci viene in aiuto un articolo di Filippo Spanu.

PRIMO ERRORE - Il Bilancio del 2006 prevedeva l'inserimento di 500 milioni di euro frutto dell'accordo tra Stato e Regione circa le quote di compartecipazione IVA per gli anni 2004, 2005 e 2006:
"Si tratta di risorse certe, individuate a seguito di accordo tra Stato e Regione sul livello di compartecipazione dell'IVA per gli anni citati, così come previsto dall'articolo 38 del DPR 250/1949. La questione non è minimamente toccata dalla Corte Costituzionale nella Sentenza 213 e trova la sua fondatezza in norme che in buona parte nulla hanno a che vedere con quanto previsto dalla sentenza stessa."

Tutto regolare dunque. Ma allora a cosa pensava Paolo parlando del 2006? Ci sono due possibilità. Forse si riferiva ad un'altra vicenda che non c'entra nulla con i residui passivi.

SECONDO ERRORE - L'altra vicenda risale a quando la Corte dei Conti fece alcuni rilievi sul Bilancio regionale a proposito delle anticipazione d'entrata "legate alla presunzione di maggior gettito derivante dal nuovo sistema di compartecipazione fiscale sancito dalla Legge 296/06 (commi 834-840)". Su questa faccenda la Corte dei Conti aveva sollevato una questione di legittimità costituzionale, confermata dalla Suprema Corte con sentenza n.213/2008. Il problema era l'articolo 2, comma 7 della L.R. n. 21 del 28 dicembre 2006 (Autorizzazione all'esercizio provvisorio del bilancio della Regione per l'anno 2007 e disposizioni per la chiusura dell’esercizio 2006):
"7. Lo stanziamento iscritto in conto del capitolo 12106-01 (UPB E03.034) del bilancio per l'anno 2006 costituisce accertamento d'entrata a valere su quota parte del gettito delle compartecipazioni tributarie spettanti alla Regione in ragione di euro 500.000.000 per ciascuno degli anni 2013, 2014 e 2015."


Come vedete non c'è nessun cenno ai residui passivi, si parla esclusivamente di anticipazione d'entrata (e conseguenti residui attivi) di future disponibilità (a partire dal 2010).

Dopo questa modifica, a sentire Paolo Maninchedda la Corte dei Conti avrà detto qualcosa sui residui passivi giusto? E invece no, anzi, non sono non ha avuto nulla da obiettare, ma addirittura l'11 dicembre 2008 esprime un giudizio positivo sul Bilancio 2006, dicendo:
"La Corte dei conti a Sezioni riunite per la Regione Autonoma della Sardegna, in conformità alle richieste del Pubblico Ministero e nei limiti di cui alle risultanze dell'allegata relazione, dichiara regolare il rendiconto generale della Regione per l'esercizio 2006"


Con buona pace del povero Paolo, l'inutile superer(r)o(r)e, ecco alcuni dati del rendiconto giudicato regolare dalla Corte dei Conti:
"Totale dei residui passivi al 31 dicembre 2006 7.499.879.214,64"

Dati su cui non ha avuto nulla da ridire.

Acclarato dunque che la Corte dei Conti non ha mai avuto nulla da ridire sui residui passivi, né mai ha denunciato "l'abitudine della contabilità regionale che, utilizzando le somme accantonate in conto residui nelle voci di competenza, generava un aumento del disavanzo", come invece dice l'inutile Paolo, vediamo cosa sono i residui passivi e da dove vengono.

I RESIDUI PASSIVI - I residui passivi sono spese impegnate ma non ancora pagate e costituiscono un debito dell'ente pubblico. Vengono generati dagli impegni assunti entro il 31 dicembre, per i quali non si è concluso il procedimento di spesa. "Dopo un certo periodo di tempo, i residui sono soggetti a perenzione amministrativa, un istituto peculiare della contabilità pubblica. I residui perenti sono eliminati dalle scritture contabili, ma la perenzione non comporta la prescrizione del diritto credito [...] Se il creditore richiede il pagamento di un residuo perento, questo viene reiscritto nel capitolo di spesa di provenienza e viene coperto con somme stornate dal Fondo di riserva per le spese obbligatorie e d’ordine, se trattasi di spesa corrente, o dal Fondo speciale per la riassegnazione dei residui perenti, se trattasi di spesa in conto capitale".

Se andiamo a ritroso nel tempo, scopriamo che i residui passivi sono sempre esistiti, ecco qualche esempio:
Totale residui passivi al 31 dicembre 1960: lire 32.103.954.095 (euro 16.580.308,58)
Totale residui passivi al 31 dicembre 1995: lire 6.411.307.884.244 (euro 3.311.164.189)
Totale residui passivi al 31 dicembre 2003: euro 7.299.555.001,92
Totale residui passivi al 31 dicembre 2004: euro 6.922.555.168,04
Totale residui passivi al 31 dicembre 2005: euro 8.156.616.995,87
Totale residui passivi al 31 dicembre 2006: euro 7.499.879.214,64
Totale residui passivi al 31 dicembre 2007: euro 7.227.700.000
Totale residui passivi al 31 dicembre 2008: euro 7.296.989.000

TERZO ERRORE - C'è la possibilità che Paolo si riferisca ad un'altra vicenda, riguardante il Bilancio del 2004. In quel caso la Corte dei Conti fece qualche cenno ai residui, ma riguardo appunto al Bilancio del 2004. Dalla delibera n. 12/2005 si può leggere che il rendiconto della Regione per il 2004 indicava:
"Per la predisposizione del rendiconto generale della Regione relativo all'anno 2004, i centri di responsabilità, ai quali è affidata la gestione delle Unità Previsionali di Base, provvedono alla verifica dei residui attivi e passivi di propria competenza al fine di accertare la sussistenza, rispettivamente del diritto a riscuotere e dell'obbligazione giuridicamente perfezionata. A seguito di tale verifica deve essere disposta, con apposito provvedimento da adottarsi entro il termine perentorio del 31 dicembre 2004, la cancellazione dei residui attivi inesigibili e il disimpegno dei residui passivi insussistenti."


E la Corte dei Conti scrive:
"Nel corso del contraddittorio l'Amministrazione regionale ha affermato di aver voluto ripulire il bilancio da stratificazioni non più attuali per poter provvedere ad una nuova amministrazione depurata di somme – attive e passive – non rispondenti alla realtà, anche per tenere sotto controllo il disavanzo preoccupante in sé ed anche per la sua tendenza alla crescita.

La pretesa sospensione dei residui di stanziamento non sembra consentire la successiva riutilizzazione delle somme che essendo divenute, a fine esercizio 2004, economie d’esercizio sono andate a finanziare il deficit di bilancio. Cessata la sospensione che il legislatore ha previsto per il solo 2004, non può esservi gerovitalizzazione delle norme con conseguente rassegnazione alle UPB delle somme inviate in economia con la norma che ne occupa. In questo senso la risposta dell'Amministrazione sembra possa dissipare i dubbi appena espressi."


Tutto a posto dunque, è bastato il chiarimento sui motivi e sulle azioni future. Azioni che hanno soddisfatto la Corte dei Conti, tanto che per i successivi Bilanci non ha avuto nulla da ridire su questo argomento.

L'ASTUTO E L'INUTILE - Insomma, in definitiva l'inutile Paolo Maninchedda fa tanto chiasso per nulla. I residui passivi sono sempre esistiti, sono in calo dal 2005. I residui passivi non c'entrano nulla con l'incapacità di spendere, è fisiologico che in un esercizio a un impegno di spesa non corrisponda esattamente il pagamento, la Regione come tutti gli enti pubblici è un debitore. Mi impegno per una spesa quest'anno e pago una spesa dell'anno prima, avviene così tutti gli anni, da sempre. Ma l'inutile Paolo se ne accorge solo ora e monta la polemica.

Così L'Unione Sarda nella sua infinita "astuzia" scrive:
"Quando sono ancora in corso le operazioni di chiusura dell'ultimo esercizio, restano nelle casse della Regione quasi 7 miliardi 300 milioni di euro, una montagna di soldi non spesi alta quanto una manovra finanziaria."


Vediamo perchè è un'idiozia. Prima di tutto i residui di spesa come già scritto sono debiti. Dunque non restano nelle casse nella disponibilità di chissà quali spese, sono debiti e la loro finalità è stabilita dagli impegni di spesa già assunti. L'Unione Sarda per semplificare è come se avesse detto a un uomo con dieci euro di multa nel portafogli:
"Hai nel tuo portafogli dieci euro, perchè non li hai spesi?"


Quell'uomo che non è né "astuto" come L'Unione Sarda, né inutile come Maninchedda risponde:
"Non vedi che non sono soldi, è una multa, non l'ho ancora pagata, ma è un debito che ho e prima che scada devo pagarla, solo che non la potevo/volevo pagare appena me l'hanno messa."


Grazie Paolo, che ci fai ridere e sognare ancora.

mercoledì 8 aprile 2009

La rassegna stampa commentata da Ugo #4

«Giunta illegittima, chiarezza per i cittadini»
"Il Centrosinistra non vuole ostacolare l’iter della Finanziaria in consiglio ma chiede chiarezza sulla composizione della giunta. I componenti dell’opposizione hanno presentato ieri la mozione sulla presunta illegittimità dell’esecutivo Cappellacci soprattutto perché si rischierebbe di pregiudicare tutti gli atti amministrativi finora presi e dare spazio a una serie infinita di ricorsi."


Sviluppo rurale, verso i nuovi Gal
"Si decide oggi a Cagliari il futuro dei Gal [...] Obiettivo: far sintesi rispetto al discorso avviato dieci giorni fa a Sassari, per rendere compatibili i bandi in corso con la volontà politica di dare centralità al settore primario, l'agricoltura, esaltando la sua vocazione multifunzionale."

In realtà come abbiamo già visto gli obiettivi sono ben altri.

Fermate la crisi, la giunta ha da studiare
"Come fanno a definirlo il piano per le emergenze, se lo definiranno tra 6 mesi? Se lo approvano tra 6 mesi, cioè a ottobre, prima che lo traducano in azioni concrete saremo nel 2010. Altro che 100 milioni di euro per il 2009! Non c'è altra soluzione: fermiamo la crisi e diamo il tempo alla giunta di studiare con calma. Quando sono pronti ci faranno sapere."

Come mentire senza dire bugie

Cari elettori, oggi voglio insegnarvi come mentire senza dire bugie. Può sembrare un controsenso, ma se avrete la pazienza di leggermi capirete che non solo è possibile, ma l'abbiamo fatto, lo stiamo facendo e lo continueremo a fare.


Il burattino Ugo

Ricorderete senz'altro i dati su disoccupazione e povertà che abbiamo detto in campagna elettorale, anzi, ben prima, sono anni che il centrodestra e il nostro amico Mario Medde della Cils spariamo cifre su disoccupazione e povertà in Sardegna. Io per non essere da meno, ricorderete che parlai di 190mila disoccupati in Sardegna. Poi mi hanno detto i miei amici che stavo esagerando, allora ho detto 170mila. Ma sono ancora dati fasulli.

Andando a leggersi il Documento Annuale di Programmazione Economico Finanziaria (DAPEF) che abbiamo scritto con la Delibera n. 14/1 del 26 marzo 2009, assieme alla Finanziaria 2009, noterete che i numeri sono sempre quelli. Ora vi dimostrerò come sono riuscito a mentire senza dire bugie.

PRODOTTO INTERNO LORDO - Parliamo dunque del Dapef. L'importante in questi casi è far capire come la situazione dal 2004 a oggi sia peggiorata, su tutti i fronti, e per far questo citare dei dati, ma citarli in modo che ci diano ragione. Ecco un esempio:
"Dalle rilevazioni Istat (2004-2007) emerge per la regione sarda un peggioramento strutturale dell'economia rispetto agli anni precedenti, nonostante l'iniziale recupero del reddito pro capite sui valori nazionali, che si è arrestato ed è in via di regressione."

Vedete, dire dati Istat dal 2004 al 2007 implicitamente indica come in tutto questo periodo sia peggiorata, quel "nonostante l'iniziale recupero del reddito pro capite sui valori nazionali, che si è arrestato ed è in via di regressione" viene visto di competenza del 2004, "iniziale", quindi non della Giunta Soru, ma di quella Masala (in cui io ero assessore al Bilancio). Con questa frase che mente senza dire bugie otteniamo un doppio risultato. Diciamo che durante la Giunta Soru la situazione è peggiorata, e diciamo che quando ero assessore al bilancio le cose stavano migliorando. Ovviamente non è vero, ma noi l'abbiamo detto in modo che sia quello che la gente crede leggendo. Non è una bugia, perchè non è scritto che la situazione era in miglioramento nel 2004 ed è peggiorata dal 2005 in poi. Anche se questo è quello che si vuol far credere.

Ma proseguiamo:
"I valori Istat dei Conti economici territoriali consolidati nell'ottobre 2008 attestano un sostanziale ristagno dell'economia regionale: nell'isola il PIL è cresciuto dello 0,7% nel 2007, un dato pari a meno della metà della già modesta crescita nazionale (1,7%)."

Vedete, si indica esclusivamente il dato del 2007, e si prende come riferimento, non un elemento confrontabile come la media del Mezzogiorno, ma l'Italia. Anche in questo caso si mente senza dire bugie, la menzogna è ciò che queste frasi fanno credere alla gente. I dati sul Pil presi come riferimento dal Dapef sono quelli del Pil ai prezzi di mercato e valori concatenati. Queste sono le variazioni annue del PIL ai prezzi di mercato (valori concatenati al 2000):

Fonte: elaborazione dati Istat del Pil ai prezzi di mercato (valori concatenati al 2000)


Il problema è che il Pil calcolato ai prezzi di mercato viene calcolato impiegando i valori di mercato dei prezzi di beni e servizi. Ma i prezzi di mercato sono influenzati dall'attività dello Stato (o della Regione) attraverso il prelievo fiscale (imposte indirette) e le sovvenzioni alle imprese (sussidi). Dunque è difficile la comparazione tra periodi diversi e Paesi o Regioni diverse.

Vi sono differenze anche all'interno dei dati sempre al valore di mercato, ma con diversi riferimenti. Se ad esempio avessimo utilizzato il Pil sempre ai prezzi di mercato, ma a valori e prezzi dell'anno precedente, la tabella sarebbe stata questa:

Fonte: elaborazione dati Istat del Pil ai prezzi di mercato (valori e prezzi all'anno precedente)


Se invece prendessimo il Pil ai prezzi di mercato a valori e prezzi correnti, la tabella sarebbe questa:

Fonte: elaborazione dati Istat del Pil ai prezzi di mercato (valori e prezzi correnti)


Su questi ultimi dati si può anche calcolare il Pil ai prezzi di mercato per abitante:

Fonte: elaborazione dati Istat Pil ai prezzi di mercato per abitante (valori e prezzi correnti)


e per unità di lavoro:

Fonte: elaborazione dati Istat del Pil ai prezzi di mercato per unità di lavoro (valori e prezzi correnti)


Se calcoliamo il Pil per abitante, ponendo quello dell'Italia pari a 100, vediamo che la situazione in Sardegna è migliore rispetto a quella del Mezzogiorno:

Fonte: elaborazione dati Istat del Pil per abitante (Italia base 100)


Mentre il Dapef pessimista della Giunta Cappellaccio dice:
"Il PIL pro capite sardo nel 2007 è stato pari al 77,8 % di quello nazionale. La crescita del PIL pro capite nel periodo 2004-2007 è stata pari allo 1,79% per l'Italia e allo 0,61% per la Sardegna."

Non curandosi affatto dei dati del Mezzogiorno.


VALORE AGGIUNTO - Un discorso simile si può fare per i dati sul valore aggiunto nei diversi settori. Il Dapef della Giunta Cappellaccio dice:
"Nel 2007 il valore aggiunto dell'industria in Sardegna è pari allo 0%, mentre nel resto dell'Italia cresce dell'1%. Per i servizi, il valore aggiunto cresce dello 0,9%, ovverosia, esattamente la metà della media nazionale, pari all'1,8%. In contro tendenza rispetto al dato nazionale si registra una crescita del valore aggiunto dell'agricoltura, silvicoltura e pesca (2,4%). Nell'arco di medio periodo 2000-2007, tuttavia, il valore aggiunto (a moneta costante) nell'Isola vede un sensibile calo dell'agricoltura (-6,1%), a fronte di una sostanziale tenuta del settore nel Sud e di un più modesto calo in campo nazionale (-4,2%). Di particolare rilievo nello stesso periodo è stato in Sardegna il calo del valore aggiunto nel comparto chimico (cokerie, raffinerie, chimica e farmaceutica), pari a circa il 14%."


Ancora una volta i dati presi come riferimento sono quelli a valori concatenati (anno di riferimento 2000). Per cui la tabella risulta essere questa:

Fonte: Elaborazione dati Istat del valore aggiunto a valori concatenati (anno di riferimento 2000)


Se considerassimo il valore aggiunto al valore corrente avremmo:

Fonte: Elaborazione dati Istat del valore aggiunto a valori correnti


Infine se dovessimo considerare il valore aggiunto ai prezzi dell'anno precedente avremmo:

Fonte: Elaborazione dati Istat del valore aggiunto ai prezzi dell'anno precedente


Quando si analizzano o semplicemente si leggono simili dati, si corre il rischio di trarre considerazioni errate. Ad esempio, guardando i dati qui sopra, quale settore voi pensate stia andando ottimamente? Quello chimico? Certo, se foste degli alieni che non hanno visto cosa sta accadendo all'industria chimica in Italia e in Sardegna. Dunque il valore aggiunto non ci indica i settori in crisi o quelli che vanno bene, ci indica semplicemente il valore aggiunto, che è dato anche dai sussidi, dalle agevolazioni fiscali, da fattori estranei alle azioni della Giunta Regionale e anche alle azioni del Governo.

CONSUMI INTERNI - Il Dapef prosegue nella sua inesorabile elencazione di dati parziali messi li per trarre in inganno chi legge:
"Un altro dato preoccupante, significativo rispetto alla congiuntura economica, è rappresentato dai consumi delle famiglie sarde: mentre nel 2006 erano aumentati dell'1%, con un trend lievemente superiore all'incremento del Pil (0,9%), nel 2007 sono rimasti fermi (0,0), dunque al di sotto della pur modesta crescita economica dello 0,7%, mentre in tutte le altre regioni i consumi delle famiglie sono aumentati (mediamente +1,3% in Italia), in linea con l'incremento del PIL."


In questo caso l'uso strumentale dei dati è plateale, ancora una volta si utilizzano i valori concatenati al 2000. Infatti la tabella è questa:

Fonte: Elaborazione dati Istat della spesa per consumi finali delle famiglie ai valori concatenati (anno di riferimento 2000)


Possiamo anche in questo caso utilizzare sia dati ai valori correnti:

Fonte: Elaborazione dati Istat della spesa per consumi finali delle famiglie ai valori correnti


sia quelli ai prezzi dell'anno precedente:

Fonte: Elaborazione dati Istat della spesa per consumi finali delle famiglie ai prezzi dell'anno precedente


Se andiamo a vedere i consumi interni per abitante (ponendo quelli dell'Italia pari a 100), vediamo che come nel caso del Pil anche per i consumi la situazione della Sardegna è migliore rispetto al resto del Mezzogiorno:

Fonte: elaborazione dati Istat dei Consumi interni per abitante (Italia base 100)


PIANO PAESAGGISTICO - Nel Dapef non poteva mancare la solita bugia sugli effetti del Ppr sull'edilizia:
"La nostra regione - nel quadriennio considerato - ha dunque registrato una crescita particolarmente debole (circa lo 0,15% annuo), la cui compiuta interpretazione potrà avvenire sulla base dei dati di dettaglio che saranno forniti dall'Istat, ma che è parzialmente legata alla diminuzione del valore aggiunto nel settore delle costruzioni e alla contestuale insufficienza delle politiche economiche attuate (di rilancio e/o compensative), a seguito del nuovo regime di regolazione del territorio intervenuto con il Piano paesaggistico."


Andiamo a vedere dunque questo valore aggiunto nelle costruzioni:

Fonte: elaborazione dati Istat della variazione percentuale annua valore aggiunto Costruzioni

Ma la situazione è veramente drammatica? Direi di no. Sarebbe il caso di ricordare due cosette, la prima è che come abbiamo visto poco sopra per il valore aggiunto della Chimica, un alto valore aggiunto non significa un settore florido e un valore aggiunto basso non significa un settore in crisi. La seconda cosa da ricordare è che il Ppr è stato approvato il 5 settembre 2006, come abbiamo già visto a proposito dell'occupazione (dato che questa volta la Giunta Cappellaccio ha avuto la decenza di non tirare fuori essendo palesemente fasullo).

Inoltre in percentuale al valore aggiunto complessivo, il valore aggiunto delle costruzioni in Sardegna è comunque ben al di sopra di quello dell'Italia (e nel 2003 e 2004 perfino di quello del Mezzogiorno):

Fonte: elaborazione dati Istat della variazione percentuale annua valore aggiunto Costruzioni in percentuale

Puntare il proprio sviluppo sull'edilizia abbiamo visto dove porta, non porta a nulla. Le riforme portate avanti durante i quattro anni della Giunta Soru servivano a creare nuove prospettive di sviluppo per la Sardegna, abbandonando settori decotti che assorbivano soldi pubblici senza portare alcun beneficio, bloccando le speculazioni edilizie che portavano alto valore aggiunto al settore delle costruzioni, ma nessuno sviluppo, puntando invece a riqualificazioni e ristrutturazioni.

FORZE LAVORO - Ma è sull'occupazione e sulla disoccupazione che la Giunta Cappellaccio da il meglio di se:
"Per ciò che riguarda la disoccupazione, le rilevazioni dei dati Istat relative al quarto trimestre 2008 evidenziano un tasso di disoccupazione pari al 13,3% superiore di oltre due punti percentuali rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente (2007). Se più correttamente si aggiungesse ai disoccupati ufficiali la componente di disoccupazione implicita - richiamata dal “Rapporto SVIMEZ 2008 sull'economia del Mezzogiorno” - il tasso ufficiale di disoccupazione crescerebbe ulteriormente per la Sardegna di almeno 10 punti percentuali (nel medesimo rapporto SVIMEZ si stima che il tasso di disoccupazione aumenterebbe al Sud di oltre 15 punti ed al Centro-Nord di circa 3 punti percentuali).
È inoltre diminuita in Sardegna l'occupazione da lavoro dipendente, passata da 465 mila unità a 461,1 mila nel 2007. Dalle statistiche elaborate dall'Inps, inoltre, le domande presentate dai sardi per avere un'indennità di disoccupazione ordinaria sono passate dalle 23.371 nel 2006 alle 27.791 nel 2007, fino a raggiungere la quota di 33.951 nel 2008. Per quanto concerne la cassa integrazione straordinaria, le domande sono passate da 309 del 2006 a 1.567 nel 2008."


Allora guardiamo i dati sull'andamento dei tassi di occupazione e disoccupazione in Sardegna.

Prima di tutto il tasso annuo di disoccupazione:

Fonte: elaborazione dati Istat del tasso di disoccupazione in Sardegna


e il tasso trimestrale comparato con Mezzogiorno e Italia:

Fonte: elaborazione dati Istat del tasso di disoccupazione in Sardegna-mezzogiorno-Italia


Come potete vedere il tasso di disoccupazione è sceso nel 2005, 2006 e 2007 rispetto al 2004. Un aumento si è verificato solo nel 2008, a partire dal terzo trimestre 2007. La causa, anche guardando l'andamento del tasso di disoccupazione in Italia, risulta ovvio che non sia interna alla Sardegna. Nonostante il forte incremento del tasso di disoccupazione, questo è ancora al di sotto dei livelli registrati nel primo trimestre del 2004 (Giunta Masala).

Andiamo a vedere anche il tasso di occupazione annuale:

Fonte: elaborazione dati Istat del tasso di occupazione in Sardegna


e quello trimestrale (compreso Mezzogiorno e Italia):

Fonte: elaborazione dati Istat del tasso di occupazione in Sardegna-mezzogiorno-Italia


In questo caso, ha registrato aumenti consistenti nel 2005 nel 2006 e nel 2007, con un calo solo nel 2008, comunque raggiungendo un livello superiore rispetto al tasso di occupazione del 2006. Se lo confrontiamo su base trimestrale con il Mezzogiorno, vediamo che per tutti e quattro gli anni il tasso di occupazione in Sardegna è superiore al tasso di occupazione del Mezzogiorno. Appaiono dunque false le accuse catastrofiste del Dapef. Il calo del tasso di occupazione in Sardegna si è registrato solo a partire dal terzo trimestre 2008, appaiono dunque ridicole le accuse verso la Giunta Soru, visto che l'unico modo per contrastare il calo era la Finanziaria 2009, allo studio del Consiglio regionale solo in questi giorni.

E' ridicolo anche l'insistenza con la quale si parla di disoccupazione implicita, i dati Istat calcolano la disoccupazione in modo che sia raffrontabile nel tempo e rispetto a diverse regioni. Invece sia la Giunta Cappellaccio sia la Cisl sembrano preferire dare i numeri loro. Il Dapef richiama il Rapporto Svimez 2008, dicendo che includendo la disoccupazione implicita il tasso di disoccupazione in Sardegna aumenterebbe "di almeno 10 punti percentuali". Peccato che includere la disoccupazione implicita farebbe incrementare il tasso di disoccupazione nel Sud di oltre 15 punti percentuali, facendo risultare la situazione in Sardegna nettamente migliore.

Inoltre, leggendo il Rapporto SVIMEZ 2008, si possono vedere alcuni dati interessanti contenuti nelle schede regionali, ad esempio questa tabella sugli indicatori strutturali:

Fonte: Rapporto SVIMEZ 2008


Tutti i dati sono migliori rispetto al Mezzogiorno e in miglioramento rispetto al 2004. Con buona pace del catastrofismo della Giunta Cappellaccio.

POVERTA' - Il Dapef si sofferma anche sulla povertà, asso nella manica sia mio sia di Mario Medde, e anche della curia di Cagliari. Il Dapef dice:
"In ambito sociale, le rilevazioni Istat sulla povertà relativa (determinata da una capacità di spesa mensile inferiore ai 970 euro per una coppia, con coefficienti di incremento secondo la numerosità del nucleo familiare) registrano in Sardegna un incremento delle famiglie povere dal 16,9% del 2006 al 22,9% dell'anno 2007."

Vedendo la situazione del reddito, dell'occupazione e del Pil, che è nettamente migliore in Sardegna rispetto al resto del Mezzogiorno, viene da chiedersi come mai allora in Sardegna la povertà relativa sia più alta:

Fonte: elaborazione dati Istat dell'incidenza percentuale della povertà relativa

Prima di tutto bisogna sapere che la povertà relativa considera i consumi non il reddito. Per cui, a parità di reddito viene considerata povera la famiglia che risparmia di più. Ceteris paribus le regioni in cui la propensione al consumo delle famiglie è alta, tendono dunque a risultare meno povere delle regioni in cui invece è alta la propensione al risparmio. Inoltre le regioni con alta presenza di anziani, lavoratori "precari" (con bassi stipendi) e con famiglie numerose vedono aumentare l'incidenza della povertà relativa. Ovviamente in questi casi nulla può fare la Regione, se non cercare di attuare misure a lungo termine per incrementare la natalità, il livello di istruzione e l'occupazione. Sarebbe infatti compito del Governo centrale incrementare le pensioni minime e prevdere il quoziente familiare o idonei assegni familiari.

Alcuni indicatori negativi hanno cominciato a palesarsi solo a fine 2007, mentre la maggior parte solo nel 2008 inoltrato, l'unico modo per ostacolare questi dati era dunque quello di fare una Finanziaria per il 2009 che contenesse misure in grado di fermare o almeno rallentare gli effetti della crisi economica. Non essendoci stato il tempo perchè a fare la Finanziaria fosse la Giunta Soru (per via delle elezioni anticipate), ora l'arduo compito spetta alla Giunta Cappellaccio. In realtà il compito è meno arduo di quanto si possa pensare, per varie ragioni, ad esempio il bilancio è ampiamente risanato, vi sono fondi disponibili, risparmiati grazie a una spesa oculata. Anche se il centrodestra e i suoi addetti stampa (Videolina e L'Unione Sarda) fanno passare questi risparmi come "finanziamenti non spesi", evidentemente non conoscendo la possibilità di mettere da parte dei fondi per le eventuali neccessità, necessità che con la crisi si sono palesate, e ora grazie a quanto fatto nei passati quattro anni possono essere affrontate.

Purtroppo noi della Giunta Cappellaccio non vogliamo vedere ciò che è stato fatto in questi anni, e non volendolo vedere rischiamo di sbagliare le azioni future. Ad esempio nel Dapef ci siamo scordati di scrivere che:
"Nel corso dell'ultimo biennio una politica di bilancio più incisiva ha permesso di azzerare il deficit a pareggio del bilancio e una attenta gestione della spesa ha consentito di non contrarre ulteriori mutui dopo il 2005. L'azione di risanamento finanziario risulta evidente nonostante la sentenza della Corte Costituzionale abbia dichiarato l'illegittimità della copertura dell'abbattimento del disavanzo finanziario per un importo di Euro 1.500.000.000 a valere sulle entrate 2013-2015. La sentenza della Corte impone peraltro azioni correttive relative unicamente ai consuntivi degli anni 2006 e 2007, e non alla manovra adottata nell'anno 2008. Considerata l'impossibilità di ricorrere a tali tipologie di anticipazioni di entrata, alla copertura del disavanzo (generato negli anni precedenti a tutto il 2004, per eccessivo ricorso al deficit a pareggio del bilancio) dovrà provvedersi con strumenti differenti."


E ancora che:
"L'incidenza delle spese obbligatorie sulle entrate regionali è in progressivo miglioramento: passata dal 98% del 2004 al 71,7% del 2007, al 2008 al 71,8%, nel 2009 migliorerà ulteriormente scendendo al 69,1%. Conseguentemente, la massa manovrabile destinabile a nuovi investimenti è cresciuta passando dall'1,7% delle entrate regionali del 2004 al 31% circa del 2009."


Poi ci siamo dimenticati le importanti riforme, dalla sanità all'istruzione, dagli enti locali all'ambiente. Ma non basta, ricordate che in campagna elettorale ho parlato di un bonus per i disoccupati di 5mila euro l'anno per 5 anni? Ebbene, nella Finanziaria scritta dalla Giunta Cappellaccio non c'è traccia di questo bonus. Inoltre le uniche misure per contrastare la disoccupazione saranno elaborate tra ben 6 mesi, e riguarderanno la formazione professionale, ben 100milioni di euro. Ovviamente saranno spesi come prima del 2005, ossia sprecati inutilmente.

Sembra alquanto strano che a dispetto dei toni del Dapef, così catastrofisti e allarmanti non ci sia nella Finanziaria Cappelaccio alcuna misura seria di contrasto alla disoccupazione e alle crisi delle imprese. Quasi tutte le misure contenute sono la riproposizione (spesso smorzata) di quanto già prevedeva la bozza della Finanziaria 2009 proposta dalla Giunta Soru.

lunedì 6 aprile 2009

Acqua in bocca

Il 24 marzo ho deciso di rinviare le elezioni per il rinnovo dell'Autorità d'Ambito e ho sostituito il Commissario. Ma la scusa usata per fare tutto questo è poco credibile.


Acqua azzurra acqua chiara

Con la Delibera n. 13/18 del 24 marzo 2009 la Giunta Cappellaccio ha deciso di sospendere la procedura elettorale di rinnovo dell'Assemblea dell'Autorità d'Ambito, revocare il mandato del Commissario sostituendolo con uno nuovo, Franco Piga.

Il motivo scritto nella delibera è quello di riformare il Servizio Idrico Integrato della Regione Sardegna:
"alla luce delle significative modifiche da parte del legislatore nazionale, intervenute con legge n. 244/2007, art. 2, comma 38, lettera a), e della particolare situazione contingente in cui versa la complessiva regolazione del Servizio medesimo."


L'art. 2, comma 38, lettera a della suddetta legge recita:
"in sede di delimitazione degli ambiti secondo i criteri e i principi di cui agli articoli 147 e 200 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, valutazione prioritaria dei territori provinciali quali ambiti territoriali ottimali ai fini dell'attribuzione delle funzioni in materia di rifiuti alle province e delle funzioni in materia di servizio idrico integrato di norma alla provincia corrispondente ovvero, in caso di bacini di dimensioni più ampie del territorio provinciale, alle regioni o alle province interessate, sulla base di appositi accordi; in alternativa, attribuzione delle medesime funzioni ad una delle forme associative tra comuni di cui agli articoli 30 e seguenti del testo unico di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, composte da sindaci o loro delegati che vi partecipano senza percepire alcun compenso"


Ma quella presente in Sardegna è già una forma associativa tra comuni, non vi è dunque alcuna necessità di riformare il sistema. E se pure si volesse fare qualche modifica, non vi è necessità di bloccare le elezioni per il rinnovo dei componenti dell'Assemblea dell'Autorità d'Ambito della Sardegna previste per maggio. I Comuni non hanno preso bene questa intromissione della Regione su elezioni di loro competenza, tanto che c'è stata una dura protesta dell'Anci. Il presidente dell'Anci, Tore Cherchi, ha detto che la decisione della Giunta:
"suscita serie riserve di merito e di metodo. [...] l'Autorità d'ambito è un consorzio obbligatorio fra gli enti locali, con compiti rilevanti relativi al servizio idrico integrato, dotato di prerogative autonome conferite dalla legge. [Non è un ente regionale] di cui la giunta possa disporre a propria discrezionalità ma è diretta espressione degli enti locali. [...] la giunta ha sospeso la procedura elettorale sine die e ha nominato un commissario per una durata che non ha riscontro nella legge [...] la delibera è stata assunta senza il preventivo parere della Conferenza Regione-Enti"


Ora la Regione provvederà "attraverso apposito disegno di legge ad una generale revisione della normativa regionale in materia di Servizio Idrico Integrato", successivamente, sulla base di questa nuova normativa regionale ci sarà il rinnovo degli Organi dell'Autorità d'Ambito.

Se non fosse chiaro cosa è accaduto, la Giunta Cappellaccio con un atto di imperio ha preso possesso di un consorzio di Comuni per trasformarlo in un ente regionale. Meno male che in campagna elettorale avevo assicurato la disponibilità al dialogo con i territori. In più il significato di "ambiti territoriali ottimali", di cui si fa cenno nella delibera, non è altro che riportare il servizio idrico completamente nelle mani della Giunta, togliendo l'autonomia ad un ente che da regionale era stato trasformato in un consorzio di tutti i Comuni della Sardegna.

Già in campagna elettorale ho utilizzato varie scuse per annunciare la riforma dei servizi idrici, ad esempio per quanto riguarda i dipendenti di Abbanoa, e ancor prima con il referendum fallito, di cui sia io sia Berlusconi fummo strenui promotori.

La Giunta Soru allo scopo di razionalizzare l'uso dell'acqua tra le altre cose istituì il Gestore unico del servizio idrico multisettoriale regionale (Enas), col compito di gestire le dighe e il trasporto primario dell'acqua verso Abbanoa (per usi civici), i Consorzi di bonifica (per usi irrigui) e le Aree industriali (per usi industriali). Compito del Gestore regionale è fornire l'acqua con le giuste proprietà chimiche e con la giusta pressione, tutto il resto è passato nelle mani di Abbanoa, Consorzi di bonifica e Aree industriali.

Nei nuovi ruoli, con le nuove responsabilità e i nuovi compiti, non tutto è filato liscio, vi sono stati alcuni problemi naturali prima che il tutto "vada a regime". I consorzi di bonifica si sono ritrovati investiti di nuove responsabilità e in alcuni casi non ne sono stati all'altezza, soprattutto a causa di dirigenti incompetenti. Abbanoa è stata accusata di responsabilità vecchie di decenni per le tubature e i depuratori. Ricordo che Abbanoa è una società che dipende da tutti i comuni della Sardegna, non è un ente regionale. Questa importante riforma attuata e portata avanti dalla Giunta Soru richiedeva del tempo per creare un apprezzabile miglioramento del servizio e una riduzione degli sprechi di acqua. Ciò che ha subito portato sono stati i tagli degli sprechi di risorse, con un notevole risparmio per la Regione e dunque per i cittadini. Anche se qualche cittadino si è lamentato vedendosi arrivare bollette del 2001, non pensando che il ritardo era dovuto alla cattiva gestione degli anni passati e non alla nuova gestione. Anche molti agricoltori si sono lamentati, anche se grazie alla riforma il costo dell'acqua per usi irrigui è diminuito del 65%.

Ora mi impegno a cancellare la riforma, a riportare la gestione idrica totalmente in mano a enti regionali, che sprecano risorse, ma permettono di attuare le politiche clientelari di cui abbiamo bisogno per governare, assunzioni di amici, voti di scambio, ecc.