venerdì 7 febbraio 2014

Analisi politica fatta coi piedi d'argilla e le mani di velluto

Carissimi, è con immenso piacere che mi accingo ad elencarvi tutti i problemi che abbiamo dovuto affrontare da quando abbiamo cominciato a prepararci alle nuove elezioni fino ad oggi. Tutte le soluzioni che abbiamo trovato e le strategie messe in opera per vincere.

Punto primo - Il primo problema era dovuto al fatto che, obiettivamente, non abbiamo fatto nulla di buono in questi 5 anni. Serviva dunque una tattica elusiva accompagnata da informazioni che distraessero l'opinione pubblica dalla realtà. L'abbiamo fatto con due manovre:
  1. Per prima cosa ci servivano le navi, per la continuità territoriale e la Flotta Sarda. Però farci valere col Governo italiano per la Tirrenia era troppo faticoso e richiedeva una schiena più dritta di quella di cui disponiamo, dunque abbiamo optato per la Saremar, un pozzo senza fondo e senza prospettive reali, e ci siamo fatti carico del buco nero dei suoi debiti. Ora l'Ue giustamente li chiama aiuti di Stato, ma le elezioni sono vicine e con l'aria che tira, avere l'Ue contro va addirittura a nostro vantaggio;
  2. La seconda arma di distrazione è collegata allo scottante tema della tassazione, abbiamo pensato di far nostre le istanze dei quattro gatti che da anni parlano di Zona Franca. È perfetto, non dobbiamo far altro che dire di voler fare questo Eden in cui tutti sono felici, non si pagano le tasse e l'economia cresce, si creano posti di lavoro e il turismo fiorisce. Poco importa se per realizzarlo mancano i soldi, infatti se diminuisce o svanisce la tassazione in Sardegna, l'Italia deve compensare in qualche modo, incrementando le tasse nelle altre Regioni per pagare la nostra Zona Franca. Per non parlare dell'attrattiva che una Zona Franca costituisce per la criminalità organizzata, che può venire in Sardegna per riciclare i proventi delle attività illecite.

Punto secondo - L'incognita Soru (vedere il sondaggio) era troppo ingombrante per lasciarla irrisolta. Così abbiamo usato una doppia manovra:
  1. Da un lato abbiamo iniziato una campagna denigratoria verso Renato Soru, volta a screditarlo e scoraggiarlo a candidarsi se mai ci avesse anche solo pensato.
  2. Dall'altro lato abbiamo chiesto a Mauro Pili (secondo nel sondaggio) di candidarsi in una coalizione tutta sua per prendere i voti a Soru (ricordo che nel sondaggio si potevano dare due preferenze, molti di quelli che hanno scelto Soru, ha scelto anche Pili). Se Pili fosse stato con noi gli scontenti di Ugo Cappellacci e i contenti di Soru non lo avrebbero votato. Ma con Pili "contrapposto" a Cappellacci, il discorso cambia. Così Pili diventa il fumo negli occhi, e da solo può togliere voti che altrimenti sarebbero andati a Soru o ad una persona del centrosinistra con dietro Soru (come era Francesca Barracciu).
Incredibilmente, come spesso accade, il Pd sardo si è dato il motozappa sui piedi quando alcuni "capibastone" del Pd avversi a Soru hanno pensato bene di chiamare Matteo Renzi a risolvere il "caso Barracciu". Così dall'Italia è giunta una delegazione del Pd nazionale a togliere Barracciu e chiedere un altro nome. Non trovando accordi per un nome all'interno del Pd o della coalizione qualcuno si è ricordato di Francesco Pigliaru, assessore della prima ora con la Giunta Soru, ma anche dissidente della prima ora con Soru. Andava bene a chi, nel Pd e coalizione, è con Soru e andava bene a chi, nel Pd e nella coalizione, è contro Soru. Così il Pd ci ha risolto il problema dei voti pro-Soru.

Ora non restava che ricompattare l'elettorato di centrodestra, ma per questo è bastata la sola presenza di Silvio Berlusconi alla Fiera di Cagliari della settimana scorsa.

Per maggiori informazioni leggete "Noam Chomsky: le 10 Strategie della Manipolazione attraverso i mass media".

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