venerdì 7 febbraio 2014

Trasparenza nella sanità pubblica, Sardegna agli ultimi posti

Siccome Francesco Pigliaru a quanto pare si è preso un virus influenzale, Simona De Francisci ha pensato: "ora pubblico un tweet che faccia capire che sono spiritosa, ma anche che metta in luce la mia intelligenza e la mia competenza e metta in risalto il lavoro che ho fatto in Giunta". L'esito di questo travagliato monologo interiore è stato questo:
Brava Simona, vediamo un esempio dell'ottimo lavoro che hai fatto.

Campania, Molise e Sardegna sono le regioni con la sanità pubblica meno trasparente d'Italia. Che dire, ottimo lavoro. La Giunta Cappellacci ha riportato la sanità in Sardegna nelle mani di chi l'ha mal gestita per anni (Sanità indietro tutta), i vari Giorgio Oppi e simili, i clientelismi e le lottizzazioni, le assegnazioni delle ASL ad amici e amici di amici, i rimborsi alle cliniche private, la speculazione edilizia, i contratti, e chi più ne vuole più ci metta le mani.

I soldi che girano nella sanità sono tanti, guai a farsi scappare l'opportunità di sprecarli usandoli in affarucci poco chiari, vero?

Campania, Molise e Sardegna sono le regioni con la sanità pubblica meno trasparente d’Italia. Le migliori, invece, sono Friuli Venezia-Giulia, Basilicata, Valle d’Aosta e Lombardia. Sono sette le aziende sanitarie ancora all’anno zero sulla trasparenza, di cui ben 4 localizzate in Campania , mentre 14 sono quelle che hanno rispettato tutti i parametri di legge. La nuova fotografia della trasparenza nella sanità nel nostro paese, con i dati aggiornati al 28 dicembre, viene fornita da Riparte il futuro attraverso l’ iniziativa “Salute: obiettivo 100%”, il primo monitoraggio civico delle 240 aziende sanitarie italiane, classificate in base a un punteggio che misura il livello di applicazione della legge 190/2012 sulla lotta alla corruzione. Tre, in particolare, gli adempimenti a cui è tenuta, entro il 31 gennaio 2014, ogni azienda sanitaria: nominare il responsabile locale anticorruzione; pubblicare online il Piano triennale anticorruzione; fornire informazioni complete sui vertici dell’organo di indirizzo politico (direttore generale, direttore sanitario, direttore amministrativo).
I dati mostrano un paese spezzato in due, con dieci regioni sotto la media nazionale in fatto di trasparenza, che si assesta al 53%, e dieci che superano la media.
Sette le aziende sanitarie che ad un mese dalla data di scadenza del 31 gennaio 2014, sono ancora quota zero, perché non hanno applicato nessuno dei tre parametri previsti della legge 190/2012 e oggetto del monitoraggio. Ben 4 aziende sanitarie sono campane; una ciascuna, invece, in Calabria, Sardegna e Sicilia. Le aziende più virtuose, quelle che hanno già raggiunto il 100% di trasparenza, sono 14, di cui ben otto si trovano in Lombardia, due in Friuli Venezia Giulia, le altre in Basilicata, Sardegna, Liguria e Sicilia. Sempre scorrendo la graduatoria sono da sottolineare altri due dati: 33 aziende ferme al 15% di trasparenza, da un lato, e 44 quelle che hanno superato la percentuale dell’85%, ormai vicine alla meta.
Per incentivare una maggiore trasparenza nel sistema sanitario nazionale e chiedere che tutte le aziende pubblichino presto e senza rinvii la informazioni stabilite dalla legge 190/2012 e dal decreto 33/2013, Libera e Gruppo Abele hanno lanciato la petizione sottoscritta in poco meno di due settimane da 65mila cittadini. Obiettivo: una sanità trasparente al 100%.
Sul sito della campagna monitoriamo giorno per giorno le Aziende sanitarie affinché rispondano alle tre richieste della petizione e alle prescrizioni di legge.
Manca un solo mese alla scadenza per mettersi in regola e dotarsi d strumenti per contrastare la corruzione e facilitare la trasparenza: in gioco ci sono un patrimonio del Paese da difendere, la professionalità di tantissimi operatori sanitari e la nostra salute.


Ulteriori informazioni: Trasparenza nella sanità pubblica italiana: la nuova fotografia di ‘Riparte il futuro’

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